MYANMAR • BIRMANIA
Luce, Acqua, Presenze

fotografie di Clelia Belgrado


Museo delle Culture del Mondo Castello D'Albertis • Genova
8 Dicembre 2007 – 24 Marzo 2008


apertura al pubblico

da Martedi a Venerdi: 10-17
Sabato e Domenica: 10-18
ultimo ingresso un’ora prima della chiusura


inaugurazione

Venerdi 7 Dicembre 2007 - ore 18











Utilizzato già a partire dal XIII secolo, Myanma/Myanmar (abbreviazione oggi di Pyidaungzu Myanma Naingngandaw) è dal 1989 il nome ufficiale del paese, in sostituzione del termine inglese Burma coniato in base al gruppo etnico maggioritario (Bamar), da cui deriva anche l’italiano Birmania.
La storia del paese di Suvannabhumi ‘la terra dell’oro’ è una storia di conflitti e migrazioni, migrazioni di popoli e di culture, invasioni e guerre tra regni a cui si alternano periodi di splendore e pace sotto i diversi imperi birmani fino alla conquista operata dagli inglesi nel XIX sec., quando la Birmania diventa una provincia dell’Impero delle Indie. Ma è anche la storia di maestosi templi, di uomini coltitii come Buddhaghosa, il grande commentatore degli scritti buddhisti vissuto nel V sec., degli antichi e raffinati regni dei Mon e dei Pyu, del grande ordinatore Anawrahta ‘il senza ostacoli’ e di devoti buddhisti.
Ottenuta l’indipendenza nel 1948, il paese è governato dal 1962 da una giunta militare, nonostante le proteste pacifiche della popolazione e dei monaci e la vittoria alle elezioni del 1990 della Lega Nazionale per la Democrazia NLD guidata da Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991, ancora oggi agli arresti domiciliari.

50 milioni di abitanti, 130 gruppi etnici differenti, 240 lingue e dialetti diversi, 3 ceppi etno-linguistici di appartenenza (Mon-Khmer, Tibeto-Birmani, Sino-Tibetani) a cui corrispondono le grandi ondate migratorie a partire dal V sec. a.C. e fino al XIV secolo, 8 grandi famiglie etniche (Bamar, Shan, Karen, Rakhine, Mon, Chin, Kachin, Kayah), 7 Stati etnici (Pyinè) e 7 province interne (Tain) a formare l’Unione di Myanmar.

Un mosaico di popoli e culture, dove convivono le tradizioni ‘animiste’ dei cacciatori delle montagne e la ‘Dottrina degli anziani’ raccolta nel canone pali del Tipitaka.
Dove il culto dei nat con il suo pantheon di protettori tribali che raccoglie divinità della tradizione hindûista, bodhisattva della tradizione Mahâyâna, spiriti della natura e figure leggendarie, dialoga con gli insegnamenti del buddhismo Theravâda.
Dove il teatro delle marionette è una cerimonia religiosa che ricostruisce la creazione e distruzione ciclica dell’universo, narra le origini della civiltà e le gesta di Râma il leggendario, rende omaggio ai 37 nat ispirandosi nello stesso tempo ai Jâtaka buddhisti.
Dove il tempo è scandito dal suono della recitazione dei Sûtra o dal ritmo della voga dei pescatori Shan e lo spazio è segnato dal profilo simbolico degli Zedi (Stûpa) che indicano il cammino di autoelevazione dell’uomo verso la natura-buddha.

Nel nord-est dello stato Shan, sul lago Inlè, provenendo dai villaggi su palafitte, i pescatori Intha spingono le imbarcazioni dal fondo piatto. In piedi, a poppa, si reggono su una gamba sola, mentre con l’altra remano. Movimenti leggeri ed eleganti, avvolti da un profondo silenzio, che si trasformano in una magica danza di luce e acqua.
Le donne Pa-o si bagnano dopo il mercato di Taunggyi. I bambini partecipano assorti alla grande festa per la cerimonia del Shin-Pyu prima di ricevere l’abito monacale e la ciotola per le offerte, diventando così Samanera (novizio).
La vita, il gioco ed il duro lavoro sulle chiatte lungo i fiumi Ayeyarwaddy e Chindwin. I visi decorati con il Thanaka. Il tramonto sul ponte U Bein vicino a Mandalay.

Quaranta foto di Clelia Belgrado a formare l’affresco impalpabile di un mondo nel quale regnano silenzio e dignità, operosità e gentilezza, dove la calma pervade ogni azione, mentre sguardi e sorrisi autentici avvolgono l’anima con le loro presenze.

La mostra fotografica è costituita da una quarantina di immagini in bianco e nero scattate da Clelia Belgrado nel 2005 e si divide in due sezioni:  Luce ed Acqua e Presenze, che ancor più di una denuncia sociale, hanno rappresentato per l’autrice le modalità in cui la realtà birmana le si è presentata, invitandola a tornare indietro sui suoi progetti iniziali per poi riprendere in punta di piedi.

Clelia Belgrado  svolge in Myanmar  (Birmania fino al 1986), come scrive Denis Curti “un reportage atipico” . La fotografa organizza una sequenza a metà fra il genere giornalistico e quello del ritratto, in un lavoro con un forte carattere di teatralità che non manca di trasmettere il sapore ed il fascino di una terra ed una cultura che rimangono, nell’epoca della comunicazione globale, fra le più misteriose e lontane.

 




organizzazione

Comune di Genova

Mu.MA  Istituzione Musei del Mare e della Navigazione

Direzione Genova Musei

Museo delle Culture del Mondo Castello D'Albertis

CELSO • Istituto di Studi Orientali

Solidarietà e Lavoro


progetto grafico e direzione artistica

Alberto de Simone • Emanuela Patella - CELSO Istituto di Studi Orientali